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Ciao Don Angelo!
- 13/08/2026
- Pubblicato da: Evelin Moreale
- Categoria: Catechesi Collaborazione Pastorale Giovani
Il saluto e ringraziamento dell’Oratorio a Don Angelo Del Zotto.
Venerdì 14 agosto si celebrano in Duomo a Palmanova i funerali di Don Angelo Del Zotto, il parroco di Pavia di Udine che ha voluto e creato il nostro Oratorio. Abbiamo chiesto ad una catechista ed un’animatrice che l’8 dicembre 1989 c’era di ricordarlo e dare voce al nostro ringraziamento.
“Quando il tuo parroco ti ha accompagnato dalla Prima Comunione al battesimo del primo figlio è difficile scegliere cosa raccontare. Non solo per le esperienze personali, ma anche per la storia della tua comunità, della tua parrocchia. Don Angelo è stato capace di insegnare ad osservare, ascoltare, fare e a raccontare.
Amava i campanili perché diceva che dovevano aiutarci a guardare lontano. Ha fatto molto per curare il passato perché fosse memoria per il futuro. Ha ristrutturato le chiese, gli arredi sacri, scattava fotografie di monumenti e di scorci di paese prima che scomparissero, ci faceva scrivere articoli per il bollettino parrocchiale perché ricordare era importante. Ma tutto questo serviva per conoscere chi eri e darti la possibilità di guardare avanti e di prepararti con sicurezza a vivere in un mondo che cambia. Perché per lui era importante guardare avanti, collaborare con gli altri paesi, con le altre parrocchie, facendoci vivere esperienze con la Forania o con la Diocesi. Era importante costruire relazioni, aprire le porte, costruire ponti.
Amava l’educazione. Credeva nell’educazione che passa dalla scuola, dalla famiglia e dall’esempio. Dava sempre l’incarico ai più grandi di insegnare ai più piccoli in ogni situazione; che fosse insegnare a fare i letti ad un campo scuola o scrivere le preghiere dei fedeli. Ha sempre dato ai bambini e ai ragazzi la possibilità di fare, anche sbagliando, di essere protagonisti delle situazioni. Secondo lui, tutti avevano delle doti, bisognava trovare il modo più adatto per farle emergere. Anche nelle celebrazioni liturgiche nelle quali coinvolgeva il maggior numero possibile di persone con i canti, il servizio, le letture, l’offertorio e altri incarichi che magari si inventava per far sentire ciascuno parte importante della comunità. Un esempio: la messa del Giovedì Santo. Facendo anche ammattire il sagrestano, voleva che si spostassero tutti i banchi della chiesa a ferro di cavallo per celebrare il rito ricordando proprio l’Ultima Cena.
Amava parlare con la gente. Questo lo si notava anche nelle celebrazioni religiose in cui voleva che ci fossero momenti, preghiere, gesti che aiutassero a comprendere il senso di quella funzione, di quel sacramento: una pagnotta di pane per l’Eucarestia, la scrittura delle preghiere dei fedeli o dell’offertorio, la scelta del lessico nelle omelie.
Chi ha un occhio al futuro e vede ponti, ama l’educazione e capisce che per farsi capire bisogna usare parole diverse per ciascuna persona non poteva non incontrare don Bosco.
Con grande intuizione don Angelo cerca le suore salesiane per non chiudere la scuola materna di Pavia che sarebbe rimasta senza la comunità delle Figlie della Divina Provvidenza. La scuola dell’infanzia è solo un punto di partenza in un sogno più ampio che subito ha condiviso con chi ha saputo realizzare tanti sogni. Non so come siano andate le “trattative” vere e proprie, sicuramente è stato convincente. La leggenda racconta che, la prima volta che si è recato al Bearzi per parlare di questo progetto, abbia incontrato nei corridoi una suora e che le abbia accennato questa sua idea. La suora gli ha risposto che difficilmente le Figlie di Maria Ausiliatrice avrebbero preso in gestione un asilo. Sappiamo come è andata a finire… e la persona con cui aveva parlato era suor Nazzarena Sabatino, che è stata scelta per far parte della prima comunità FMA che è arrivata a Pavia di Udine. Un po’ di umorismo fa sempre bene…
Nasce così l’Oratorio di Pavia che non si doveva però fermare al paese, doveva essere un punto di riferimento per tutti i bambini, i giovani e le famiglie delle parrocchie del Comune, ora della Collaborazione Pastorale. Un oratorio che lui ha continuato a sostenere sempre, anche quando ci sono state le difficoltà perché sapeva che ne sarebbe valsa la pena. Il suo sogno e la sua intelligenza hanno dato vita ad una realtà che ancora oggi ci racconta di giochi, risate, comunità, preghiera. È un’eredità preziosa.
Sapendo che lui era schivo e pur facendo tanto non amava essere in prima fila credo che mi avrebbe sgridata per questo articolo. Per cui aggiungo due difetti: guida un po’ spericolata e pessima calligrafia… Sei contento adesso? Grazie don Angelo. Per tutto.”
Loredana